Parità salariale tra uomo e donna: l’Islanda come modello da emulare

venerdì 05/01/2018

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Parità salariale tra uomo e donna: l’Islanda come modello da emulare

Secondo il Global Gender Gap Report del World Economic Forum la parità di genere è una necessità assoluta perché è un passo avanti verso la giustizia, ma soprattutto perché è sinonimo di competitività e prosperità.

La ricerca, che il WEF conduce ogni anno, ha come obiettivo quello di ricavare dati riguardanti il divario tra uomo e donna analizzando quattro linee tematiche principali: partecipazione alla vita economica e opportunità lavorative, conseguimento dell’istruzione, salute e sopravvivenza e responsabilizzazione politica.
Il WEF, in seguito alla sua analisi, condotta su un campione di 144 paesi, ha inoltre annunciato che ci vorranno 217 anni affinché la disparità tra uomini e donne sia annullata del tutto.
Nella classifica, l’Italia è all’82 esimo posto. Il dato sconcertante però è un altro: gli uomini ricevono stipendi maggiori, ma in realtà sono le donne a lavorare di più.

Diversa è la situazione in Islanda: il WEF sottolinea che in questo paese è stata eletta la prima donna presidente in maniera democratica ed è qui che è nata la prima legge al mondo che impone la parità salariale tra uomini e donne. Il gap potrebbe azzerarsi nel 2022, grazie alla legge, imposta per le aziende con più di 25 dipendenti.

Nonostante le leggi non cambino il modo di pensare della società, esse contribuiscono al suo processo di cambiamento. Il Ministro degli Affari Sociali e dell’Uguaglianza islandese, Þorsteinn Viglundsson, ha affermato di aver iniziato a lavorare sul progetto della parità salariale nel 2008. Si è partiti con la definizione di alcuni  standard manageriali come la responsabilità sociale dell’impresa e l’etica del lavoro, fattori importanti per la riduzione del rischio di stress sul luogo di lavoro, per poi passare all’individuazione del progetto pilota, terminato nell’approvazione della legge da parte del Parlamento.

Diverse sono state, inoltre, le iniziative realizzate dall’Islanda per preparare il terreno di coltura favorevole all’approvazione da parte dello Stato e della società. Sono stati garantiti asili nido di qualità e un sistema di congedi parentali di nove mesi da dividere tra il padre e la madre. Non dimentichiamo, però, che in Islanda il governo è costituito per la metà da donne.

La situazione sta cambiando anche negli altri paesi, seguendo ritmi diversi.

In Italia l’articolo 46 del Decreto Legislativo 11 aprile 2006 n.198 (il cd Codice delle pari Opportunità) impone alle aziende sia pubbliche che private con oltre cento dipendenti dia redigere un rapporto, almeno ogni due anni, sulla situazione del personale maschile e femminile, che include stato professionale, assunzioni, formazione, promozione. Nonostante il termine ultimo per presentare i rapporti sia scaduto il 30 Aprile 2016, i dati sembra non siano ancora disponibili. In ogni caso, il divario di genere nella remunerazione continua ad essere presente in modo significativo: secondo  quanto illustrato dal presidente dell’ Istat, nel 2014 il reddito guadagnato dalle donne è in media del 24% inferiore ai maschi.

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