Le donne e la "quarta rivoluzione industriale"

venerdì 05/02/2016

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Le donne e la "quarta rivoluzione industriale"

Quest’anno la 46° edizione del World Economic Forum di Davos ha affrontato quella che viene ormai denominata “Quarta rivoluzione industriale”. Nella convention del 20-23 gennaio, tenutasi nella piccola cittadina delle Alpi Svizzere, il fondatore Klaus Shwab si è rivolto ai partecipanti esortandoli a prepararsi ad un cambiamento dirompente ed imminente. I modelli di crescita si stanno ribaltando, l’equilibrio internazionale è in continua evoluzione e le scoperte tecnologiche e scientifiche procedono a ritmi talmente veloci che stanno trasformando economie e società dall’oggi al domani.

Ma è allora possibile che nel 2016, alle porte della quarta rivoluzione industriale “stiamo ancora qui a discutere della parità di genere”, quando “le donne stanno ancora combattendo per tenersi al passo con le prime tre rivoluzioni?” ha chiesto la giornalista Lyse Doucet alla platea del workshop dal titolo“ Progresso verso la parità”. Effettivamente, nonostante tutto il progresso verso una reale parità di genere sta andando troppo a rilento.

Il WEF è un evento da numeri importanti: 2.500 partecipanti, oltre 100 Paesi, 1.500 business leader, 40 capi di stato e di governo, oltre 250 sessioni e workshop. Eppure anche qui la presenza femminile ha a malapena raggiunto il 18% del totale.

La società di consulenza Mercer nel corso dell’evento ha presentato una ricerca dal titolo “Se le donne hanno successo, anche il business è di successo”. La ricerca è stata condotta analizzando i risultati di 647 questionari provenienti da 583 grandi aziende e multinazionali, distribuite in 41 paesi. Nonostante il titolo ottimistico, i risultati dello studio non lo sono altrettanto. La crescita di personale femminile nei ruoli intermedi e di vertice registrerà un sostanziale stallo anche nei prossimi 10 anni. Di lavoro ce n’è ancora da fare, soprattutto perché la popolazione aziendale non è stata completamente coinvolta nei dei programmi educativi finalizzati alla riduzione del gap.

Un buon numero di persone intervistate nella ricerca sopracitata ha identificato l’adattabilità al cambiamento come la qualità più importante di un leader di oggi. Questa preziosa attitudine, spesso prerogativa tipicamente femminile, nella situazione economica attuale in cui il cambiamento è paradossalmente una costante, è il motore che dovrebbe spingere ogni azienda a dire che questo è il momento giusto per garantire al proprio business il vantaggio della piena partecipazione femminile.

 

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